ARI-daje co' sti Radioamatori che vonno fà a Protezzione Civile
Cronaca di una emergenza perfettamente disorganizzata

 

   

La bottoniera di vulcani da LinguaglossaSono le sette e mezzo (sei e mezzo: è cambiata l'ora) di domenica 27 ottobre. Mi sveglia il telefono. Una voce agitata mi dice che "l'Etna ha aperto una serie di crateri sopra Piano Provenzana. Al più presto possibile è richiesta "l'attivazione" dei Radioamatori presso il COC di Linguaglossa!".

Già… Avevo sentito un paio di scosse nella notte: qui da noi ci siamo abituati e mi ero riaddormentato pensando al solito tran-tran della faglia con cui conviviamo ormai quasi tranquillamente. Mezzo allarmato e mezzo addormentato guardo dalla finestra. Non è uno scherzo di cattivo gusto.

 

 

La radio al COM di LinguaglossaRaccolgo un paio di radio alla rinfusa: l'erre quattro dovrebbe funzionare… da li può bastare una magnetica sopra un armadio Olivetti di un ufficio stravolto in COM… a proposito, ma ha detto COM o COC?… No, perchè se è COC non è di nostra competenza: tocca ai cibbì…

Il mio spirito di ex boy-scuot mi spinge a bypassare il problema burocratico.

OK. Vado li e vediamo in cosa posso essere utile.

Ho appena il tempo di telefonare a Giovanni GAC per dirgli di avvisare un pò di persone e scappo. A casa mi chiedono previsioni sul rientro, ma io lascio capire che non si sa cosa succederà nelle prossime ore… nei prossimi giorni… Boh?.

 

Foto dal sito de "La Sicilia"Per strada sento che molti OM sono già operativi sul ponte e mi raccontano i dettagli dell'eruzione. Incontro Dario GIE a Linguaglossa e, insieme, ci presentiamo al funzionario che ci aveva chiamato.

- Ah, bene! Siete arrivati!. Mettetevi da qualche parte perchè ancora non sappiamo come si evolveranno le cose!.

- Si, ma siamo in un COC o COM?

- Per adesso è COC, ma potrebbe diventare COM se l'emergenza dovesse continuare!.

- OK, ci mettiamo in quell'angolo lì e, se avete bisogno di noi, siamo già in contatto con altri colleghi Radioamatori dei dintorni!. Foto dal sito de "La Sicilia"

Nel frattempo Franco FY, Giovanni BDV e Eugenio BCW vanno a operare le radio da Fiumefreddo e Nunzio JUJ è a Randazzo: in tutti e due i Comuni c'è una situazione poco chiara e potrebbe essere necessario approntare il COM.

Dopo un pù tempo, trascorso con QSO di tipo tecnico-giornalistico-informativo-emergentistico, gli OM da Fiumefreddo ci comunicano di chiedere ai funzionari di Linguaglossa "com'è la situazione". Vado, riferisco il messaggio e quello mi fa:

- Ma perchè non mi telefonano che si fa prima?

 

Uno a zero e palla a centro.

 


Foto dal sito de "La Sicilia"Sono le dieci (le nove, eddai: sposta stò orologio). In un paio d'ore, sull'erre quattro, siamo noi da Linguaglossa, i colleghi da Fiumefreddo e da Randazzo e gli OM di Catania in Prefettura, al COM di Catania ed a Nicolosi.

Durante tutto il giorno si alternano i QSO sul ponte su argomenti generali che possiamo trattare in radio. Ogni tanto (e per tutto il periodo in cui saremo in radio) Salvo AAK ci manda una "cartolina" sul ponte: "Un saluto da Alfa Alfa Kilo!...". Lui lavora per una compagnia di telecomunicazioni ed è direttamente coinvolto nell'emergenza.
Non ci può dare una mano nei turni, ma ci fa compagnia.

Tutto sommato, per ora, i normali canali di comunicazione non sono stati interrotti. Le bocche iniziano ad eruttare lava, ma ad una quota abbastanza alta e le guardie forestali sono già sul posto con le loro radio a raccontare in diretta l'eruzione.

A notte inoltrata, e con una situazione quasi "sotto controllo", proponiamo di andare a dormire visto che il quadro delle TLC non è poi così tragico e dalla Prefettura stanno spegnendo la sala radio. Il funzionario del Comune (ha sonno ed è stanco pure lui, ma resterà lo stesso al COC) ci dice che per ora possiamo lasciare, ma domattina dobbiamo essere lì presto.

Lunedi riprendiamo dalla sala radio di Linguaglossa e nel corso della mattinata si sposta tutto in un altro edificio. Il COC diventa COM e il nostro ruolo adesso è formalmente lecito. A proposito, bisogna fare il fax a Milano per le assicurazioni. Ma forse ci vuole anche una richiesta di attivazione da parte della Regione che adesso gestisce l'emergenza.
Questa carta verrà prodotta dopo una settimana; dopo dieci giorni riceveremo la copia del fax del DPC alla segreteria ARI.

 

Due a zero.

 


Foto dal sito de "La Sicilia"Anche la notte di lunedi la passiamo a casa.
E la mattina di martedi sono talmente ottimista che torno al lavoro, ma la scossa di terremoto di S. Venerina sconvolge nuovamente i nostri piani. Giovanni JTM è in giro con i tecnici del Dipartimento, e con Giovanni DAM, per scegliere dei siti dove montare un ripetitore.
Riceve la telefonata, molla a terra antenne e cavo e scappa a casa a vedere i danni. Qualche migliaio di euro, ma la sua casa è ancora abitabile.
Anche Nino BGF e Salvo SUQ hanno qualche frattura nei muri, niente di grave, ma tanto quanto basta per non rimanere sereni.

 

Tre a zero.

 


La radio del DPCTra martedi a mercoledi è un susseguirsi di panico. I Sindaci dei paesi Etnei, preoccupati, si affannano ad attivare i COC ed i nostri Soci (insieme ai colleghi di Catania) cominciano a correre nelle sale radio approntate.

Solo mercoledi sera riusciamo a riprendere le fila della situazione e scappare dai centri che rimangono COC.

Per non sciupare risorse, infatti insieme ai colleghi della Sezione di Catania, teniamo aperti i COM a Catania, Santa Venerina 24 ore su 24… (ah, già: si dice H24) e Linguaglossa (ma la notte no).

Nunzio JUJ continua imperterrito da Randazzo. Aspettiamo ancora che il Dipartimento finisca di montare i suoi ponti e arrangiamo le situazioni locali con le nostre radio, gli LPD e con la collaborazione dei CB.

 

Quattro a zero.

 


A fine settimana viene approntato anche il COM a Guardia Mangano (Acireale). Lì rivediamo i tecnici del DPC addetti alle Telecomunicazioni. Li portiamo in una stanza adibita a sala radio:

- Abbiamo installato le radio sulle frequenze del nostro ripetitore. Siamo in contatto con tutte le sedi di COM aperte e potremmo montare anche la rete packet!

- E chè ce fàmo cche' freqquenze de' Radioamatori?

IT9AAK & IT9VKYL'impatto non è certo dei migliori, ma il mio self control mi trattiene dal non tirare tutto per aria e lasciare che se la sbrighino da soli.

Riusciamo a convergere su uno scenario a breve termine per l'organizzazione di una sala radio sulle frequenze civili.

Come fatto già a S. Venerina, un ripetitore locale serve ad interconnettere le associazioni di volontariato con il COM ed una rete "sincrona" permette ai funzionari del Dipartimento di parlare tra loro da qualunque parte dell'Etna.

Al COM si mette una radio base che richiede un operatore. E lì il lavoro non è estrememente impegnativo, ma non può certo essere lasciato a persone inesperte.
Altre radio, altro ponte e un altra sala "accaventiquattro".

 

Sarebbe cinque a zero, ma, oramai la partita è persa e non conto più i punti.

 


Radio OM al COM di S. VenerinaDopo dieci giorni, l'emergenza sarebbe meno grave e la rete con le radio del Dipartimento potrebbe anche considerarsi a posto.

Tenere due COM "accaventiquattro", Linguaglossa in collaborazione con gli OM di Catania e Nunzio JUJ a Randazzo comincia a pesare.

Tutti mi chiedono perché non arrivano colleghi da altre Sezioni della Sicilia.

"Generale, la truppa è stanca!.

Ed io non sono Napoleone che riusciva a vincere le guerre con pochi soldati…

La mia truppa… Già, la mia truppa:

· Il 30% sono oltre i 65 anni di età;
· Il 15% sono dipendenti privati e liberi professionisti;
· Il 15% sono dipendenti di organizzazioni direttamente coinvolte nell'emergenza;
· E il 12% sono dispersi, emigrati e/o introvabili che stanno meditando di cambiare hobby.

 

Il rimanente 28% (ovvero 13 persone) più qualche amico bendisposto, lavora da dieci giorni e con le buone maniere riusciamo a convincere i funzionari del DPC che da soli, e con le case rotte, le strade piene di terra e le scuole chiuse, non possiamo continuare. E' ora di estendere le richieste di operatori alle strutture che loro riterranno più opportune.

 

E così, a forza di Fax, solo giovedi 7 novembre riusciamo a riprendere fiato.

Un'esperienza simile è qualcosa che farebbe passare la voglia di fare il radioamatore a tutti.

E ci dispiace raccontarla così, andandocene tra gli astii e gli sguardi torvi di chi abbiamo lasciato nei guai.

 

Foto di gruppo in sala radio al COM di S. Venerina -IT9VKYFrancesco IT9HZJ (FIR CB)Giovanni (FIR CB)IT9NANIT9NANIW9BGFIT9GAC

 

Ringraziamo subito tutti i Soci e gli OM che ci hanno aiutato (ne dimentico qualcuno, ma ci provo: Giuseppe SFC, Puccio LCY, Giuseppe COB, Giuseppe RTE, Franco FY, Alessandro ZUK, Giovanni PPX, Giuseppe BQB, Mario GVW e Carmelo TPJ) i colleghi della Sezione di Catania; ed in particolare Santo ICS che con la sua capacità di gestire le emergenze nei protocolli degli uffici è riuscito a farmi mantenere la calma dietro ai tantissimi moduli "burocratici" che ci hanno fatto riempire.

 

 


 

Alla luce di tutto il lavoro svolto sinora occorre che questa esperienza acquisita, da noi e dal Dipartimento, non vada persa ricominciando da zero alla prossima emergenza.

 

Considerazioni.

 

Primo. L'Etna, per la sua caratteristica e per come si sta comportando, non può essere organizzato come tutte le altre emergenze d'Italia. Oltre agli eventi sismici, che si possono sommare (in termini probabilistici) a quelli di tutta Italia, le eruzioni laviche (ormai purtroppo a cadenza sostenuta) richiedono interventi sistematici di protezione civile.

Secondo. Le comunicazioni che si devono stabilire in caso di emergenza possono essere riassunte in tre livelli:

· Un primo livello "essenziale" tra i vari centri operativi: siamo capaci di realizzarlo in mezz'ora e, per la tipologia delle comunicazioni, può (e deve) passare su linee telefoniche nell'arco delle prime 24/48 ore.

· Un secondo livello "funzionale" tra le varie associazioni di volontariato ed il centro operativo per il quale, tra noi, CB, LPD e quant'altro ci è consentito, si realizza in mezza giornata. Ma, cessata la prima emergenza, resta un problema legale (oltre che pratico): i volontari non possono usare le nostre frequenze e noi non possiamo dargli le nostre radio.

· Un terzo livello "superiore" tra i vari funzionari che seguono le operazioni di emergenza a lungo raggio e che quindi possa essere accessibile da tutti i punti dell'Etna. Anche l'accesso a questo canale di comunicazioni, per questioni legali e di riservatezza non può essere affidato ai radioamatori.

 

Terzo. Le comunicazioni con le radio vengono preferite al cellulare solo perchè sono senza scatto alla risposta. Superate le prime fasi dell'emergenza, le compagnie telefoniche installano ripetitori per la telefonia mobile in 12 ore. Ma chiamare al cellulare del volontario che porta i pasti al campo tenda… costa denaro.

Quarto. È vero che operare in una sala radio è una operazione che non può essere fatta da tutti, ma è altrettanto vero che, a regime, superati i primi momenti critici di insediamento delle funzioni, riferire messaggi non richiede degli operatori esperti.

Quinto. Il Ministero delle comunicazioni ha assegnato, nel nuovo PNRF, una certa quantità di frequenze (prendendone anche dalle nostre) alla Protezione Civile.

Sesto. C'era scritto da qualche parte "i radioamatori intervengono nelle prime 24/48 ore". L'estensione del nostro intervento su tempi più lunghi va considerata, e organizzata, a livello nazionale o (quantomeno) regionale in tempi brevissimi. In emergenza, gli OM locali pensano subito alla propria famiglia e non possono impegnarsi a lungo. Occorre quindi che la gestione dell'emergenza, se si vuole operare nelle sale radio sulle frequenze civili (e se qualcuno pensa che ciò sia produttivo per l'ARI), venga affidata a un team di OM esterno.

Settimo. Una volta installate le radio del Dipartimento, si esaurisce il ruolo dei radioamatori per passare ad un ruolo "poco chiaro" di operatori radio. A nostro parere, noi, come Radioamatori (e come Soci ARI) non possiamo operare sulle frequenze civili. E non venitemi a raccontare che in emergenza si può fare tutto, perché dopo alcuni giorni dal disastro, si potrebbe anche rimettere in discussione il concetto stesso di emergenza. Ed il Ministero delle Comunicazioni (da cui noi dipendiamo) potrebbe anche farlo.

Ottavo. La ridondanza di informazioni aumenta la probabilità di errori

 


 

Proposte.

 

Nulla da dire sulla rete di primo livello (quella sulle nostre frequenze, per intenderci) analizzata precedentemente: è la nostra specialità e ce la possiamo tenere così com'è e, se richiesto, inplementarla con il software Indagine in packet dell'ARI Catanese.

Sarebbe auspicabile che buona parte degli uffici comunali di protezione civile si munissero di ponti ripetitori in banda civile in modo da poter realizzare autonomamente (comune per comune) la rete locale di comunicazione di secondo livello tra le associazioni di volontariato, la segreteria del centro operativo eccetera. Tante frequenze forse non sono disponibili, ma questo è un problema secondario.

È necessario realizzare una rete fissa di ripetitori intorno all'Etna dislocati in siti sismicamente indipendenti. Potrebbero essere sufficienti quattro siti, linkati tra loro, in modo da realizzare la famosa "rete sincrona" in pianta stabile. Un gruppo locale di persone ne curerebbe la manutenzione e verificherebbe sistematicamente il funzionamento. L'attivazione di questo sistema, all'emergenza, sarebbe immediata.

I Radioamatori potrebbero fornire il loro aiuto ai tecnici del DPC nelle scelte dei siti atti a realizzare la rete sincrona di terzo livello. Anaolgamente, la nostra consulenza potrebbe essere prestata ai funzionari degli enti locali per realizzare i ripetitori "di secondo livello" ed alla loro manutenzione e verifica.

La gestione operativa delle sale radio potrebbe essere, pian piano, affidata a degli operatori da noi istruiti per mezzo di corsi specifici. Questo potrebbe essere (finalmente) un contributo positivo nell'ambito dei "campi di esercitazioni" di stampo paramilitar-sado-maso-pataccari a cui veniamo, di tanto in tanto invitati.


 

Ciliegina sulla torta.

 

Foto dal WebCerto, una volta realizzato il link intorno all'Etna, non sarebbe difficile usare questi siti anche per irradiare (in microonde) segnali a spettro disperso come quelli che si impiegano nelle reti di tipo W-LAN per computers. Dagli stessi ponti (sempre linkati tra di loro per aumentare l'affidabilità) verrebbe realizzato il collegamento via cavo (o in fibra ottica) verso Internet. Nel COM approntato potrebbe essere installato in pochissimo tempo un access point che, sintonizzato sul ponte a lui più vicino, fornirebbe immediatamente connessioni TCP/IP a 10 Mbit per tutti i computer delle varie funzioni.

Certo, se poi questi computer nei COM venissero usati solo per stampare i moduli per i rimborsi kilometrici della benzina, sarebbe un fallimento per tutti…

Sono sicuro che queste mie idee ronzano già nelle teste di tante persone. L'intento nostro è quello di riaprire il dibattito sull'argomento "Protezione Civile" che, purtroppo, viene sempre più reiterato nei nostri ambiti (come se fosse l'unica ancora di salvezza) e che mai viene affrontato in maniera risolutiva.

Speriamo infine che queste pagine cadano anche nelle mani delle persone giuste che, al momento giusto facciano… la cosa giusta!.

 

Un'ultima cosa: potrei sapere chi è stato a telefonarmi alle sette e mezzo (sei e mezzo: era cambiata l'ora) di domenica 27 ottobre???…

IT9VKY Eugenio Martinetti
ARI - Sezione di Acireale

 

Foto dal sito de "La Sicilia"