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  Un pò di storia  
       
Siamo negli anni settanta. Circolano per casa di un papà radiotecnico, barattoli di pastasalda, bobine e gruppi di conversione per il secondo canale TV, ed è naturale che il piccoletto che gironzola e ficca il naso anche nel laboratorio, ne rimanga affascinato. Al punto da eleggere il saldatore a pistola, come suo giocattolo preferito.

 

 

E, diciamolo francamente,l'elettronica di quegli anni, era veramente affascinante!.
A forza di rastrelliere a pagliette capicorda su cui si saldavano voluminosi condensatori a carta, transistor col pallino rosso ed il contenitore di vetro e induttori fatti col filo smaltato avvolto sulle resistenze, le realizzazioni di allora erano molto più semplici e di poche pretese; ma, nella loro essenzialità, sufficienti a funzionare.

 

E così, tra una teglia da forno usata come telaio e un "doppio pentodo per TV", i giovani CB Edison, Cobra e Marconi 14, cercavano di racimolare un ricetrasmettitore per la banda degli 11 metri.
Ed il tarlo era già lì che faceva il suo lavoro quando Peppino Damiani IT9DAM ci presentava l'affascinante mondo della Radio (con la R maiuscola).
Le occasioni cercate (a a volte trovate di nascosto) di usare il Drake di Peppino facevano il resto.

 

Ora, oltre alla febbre dell'autocostruzione, anche la febbre della radio faceva il suo effetto; e già: perchè i Radioamatori, quelli si che sono ganzi, micca come i CB che stanno sempre li a litigare tra loro per avere il canale libero. Una cosa non si riusciva mai a fare bene e costituiva il nostro incubo più ricorrente: le bobine.
Ci si organizzava come meglio si poteva per avvolgere filo nei rocchetti, nei supporti con nucleo recuperati da vecchi TV (erano fatti per altre frequenze... ora capisco!) e si mettevano insieme progetti improbabili di radio improbabili che, giustamente, non funzionavano mai.
Si capisce solo a distanza di tempo la frase storica di I5TDJ "Le radio si fanno con le bobine!".

 

Uno dei primi tentativi di autocostruzione iniziava (come sempre, e chissà perchè) con la realizzazione del contenitore. Prima si pensava di fare uno scatolotto, poi si mettevano tutte le manopole e poi si studiava cosa metterci dentro.
Intanto lui, scatola vuota e inanimata, faceva già bella mostra di se.
Ma comprare l'alluminio sarebbe già stata eresia: occorreva partire dall'alluminio (durissimo) recuperato dalle radioboe surplus USA.
Tagliare e raddrizzare il tubo era stata operazione abbastanza semplice. Un pò più complicato era piegare la lamiera nella forma voluta; ne fecevano la spese i cassetti del comò che a suon di martellate (e di scapaccioni poi) contribuivano gloriosamente alla realizzazione delle radio...
... ehm, si OK, del contenitore!.

 

Nel frattempo aumentava pesantemente la quantità di transistor che venivano gloriosamente arrostiti nel tentativo di realizzare un trasmettitore, anche in AM, che potesse reggere alle spurie e alle onde stazionarie a cui sarebbe stato sottoposto in ingresso ed in uscita.
E qui venivano in aiuto Arias, Mazzotti, Nascinben, Pallottino, Romeo, Tomassetti... (perdonate sono tantissimi e andrebbero ringraziati in maniera più degna...) e tutti quelli, che adesso non ricordo, che in quegli anni scrivevano sulla mitica "CQ Elettronica".
Tra le pagine dei Pierini e le tante e assortite rubriche dedicate alla autocostruzione, era veramente impossibile resistere alla tentazione di realizzare sempre nuove radio e di sperimentare altri circuiti.

da CQ Elettronica

 

da CQ ElettronicaAltri tempi!. Senza ombra di dubbio.
Stranamente però, mentre la vita di sperimentazione per i pierini di allora era "tecnologicamente" più semplice, i controlli sull'uso delle radio (per esempio, veniva richiesta la licenza OM per potere acquistare una valvola tipo la "807") erano molto più severi.
Accadeva quindi che mentre si realizzava, con mezzi di fortuna un apparato di pochi Watt AM in HF, se non si era perfettamente in regola, era altrettanto facile finire in gattabuia per un pò di tempo a... meditare sul pi-greco d'uscita!.

 

Eppure questa voglia di radio, questa voglia di costruire radio non è passata.
E ancora oggi, se mi dicono "c'è propagazione in 50" io ne approfitto...
... per tarare il front-end!.

 


 

  Considerazioni  
       

 


12 dicembre 2001.
A cento anni dall'esperimento di Poldhu

 

La storia delle telecomunicazioni è stata sempre caratterizzata da idee nuove che rompevano gli schemi classici di pensiero.
Chi avrebbe mai potuto pensare che una elettrocalamita collegata a chilometri di filo avrebbe potuto scrivere punti e linee su una striscia di carta?. E invece, Samuel Morse, mentre viaggiava e dipingeva quadri, con un'idea nuova inventò il telegrafo.

Anche Marconi riuscì a imporre delle idee che andavano oltre il pensiero dominante: nel 1901 tutti sapevano che le onde radio, come quelle luminose, si propagavano solo in linea retta.

Trasmettere un segnale radio oltre l'Oceano Atlantico sarebbe stato impossibile!.
Marconi volle tentare lo stesso e la ionosfera venne incontro alla sua idea nuova.
Oggi sappiamo benissimo che uno strato dell'atmosfera è ionizzato (la ionosfera appunto) e permette la riflessione delle onde radio, ma è solo grazie a Marconi, che ha avuto il coraggio di tentare comunque attraverso una strada che sembrava impercorribile, che si è potuto instaurare la possibilità delle comunicazioni a grande distanza.

Ancora oggi le idee nuove caratterizzano le scoperte nelle telecomunicazioni.

Quando tutti pensavano che le telecomunicazioni dai mezzi mobili dovevano essere fatte con ragguardevoli impieghi di potenza, il telefono cellulare ha sconvolto questo concetto dando in mano alle persone una radio di pochi milliwatt in modo da poter impiegare solo una cellula per volta.

Questa creatività così accesa, questa voglia continua di proporre idee nuove, questa ricerca della frequenza più alta, della distanza più estrema… altro non sono che risposta al bisogno che ha l'uomo di comunicare.

E infatti l'uomo è un animale socievole che ha bisogno di comunicare e di relazionarsi sempre con gli atri. Molto spesso ci dimentichiamo di questa voglia innata di comunicare che abbiamo e ci chiudiamo nei nostri spazi isolati: riprendiamoci le antenne!.


E ancora...

 

Potrebbe sembrare anacronistico oggi, tempi di Internet e di Gigabytes, parlare ancora dei radioamatori. Ma siamo convinti che il nostro hobby continui a riservare un fascino particolare.


Fascino che si rivela sempre nel momento in cui, montata l'antenna, serrate le controventature e collegati tutti i fili lanciamo il nostro CQ nell'etere.
E dall'altra parte del mondo qualcuno ci risponde "Roger Old Man, your signal here is loud and clear, five and nine plus!".
E quanto più è stato "lavorato" questo nostro roger, tanto più è ricca la soddisfazione.


Oggi, con la tecnologia estrema che ci invade a bassissimi prezzi, le radio... si fa prima a comprarle belle e fatte.
Ma resta sempre molto spazio libero per l'autocostruzione, le sperimentazioni, le prove e tutta una serie di lavori che ci fanno sentire contenti del nostro hobby.


Perchè poi, come disse la volpe al Piccolo Principe:
- L'essenziale è invisibile agli occhi: È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante.